“Una nobile causa”: lo sguardo del regista Briguglio sulla ludopatia

“Una nobile causa”: lo sguardo del regista Briguglio sulla ludopatia

Con la color correction del film Una nobile causa Officina Immagini consolida il suo rapporto con il regista padovano Emilio Briguglio, conosciuto in occasione della post-produzione del docu-film My Name is Ernest.

Una nobile causa è il primo film prodotto da Tarcisio e Rebecca Basso per Running TV International, casa di produzione di documentari, videoclip, spot e coproduttore di alcuni lungometraggi. E’ un’opera che esplora con consapevolezza e una vena di lucida ironia, le storie e le vite di quanti cadono nella compulsività del gioco d’azzardo.

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Una tematica, quella della ludopatia, molto attuale. Per questo abbiamo chiesto al regista Briguglio com’è nata l’idea di affrontare questa problematica.

“Quando si ha l’idea per un film, c’è un qualcosa di inspiegabile che scatta nella mente. Nel mio caso due sono stati i momenti fondamentali che mi hanno portato a scrivere un soggetto che avesse un fil rouge riguardante il gioco d’azzardo: la prima volta quando sono stato scelto per il film Faccia d’angelo di Andrea Porporati. Ho fatto il casting come attore e Andrea mi ha scelto per il ruolo del giocatore che perde. Preparandomi al ruolo, sono venuto a contatto con un mondo a me sconosciuto. Successivamente ho fatto come regista un docu-film su Ernest Hemingway e ho scoperto la storia di un nobile veneziano che ospitava lo scrittore e che si è rovinato al gioco.

Cosa ti piacerebbe che lo spettatore si portasse a casa rispetto a questo tema?

“Se decido di scrivere e di proporre un soggetto o una sceneggiatura a un produttore è perché qualcosa mi ha toccato profondamente: un tema scottante, le vicende di qualcuno (anche non popolare, ma che desta il mio interesse), una storia interessante che possa colpire me e lo spettatore. Durante uno stage, il regista Luciano Emmer ci insegnava: “Non fate un film se non avete nulla da dire; se qualcosa vi tocca nel profondo, potrà essere interessante anche per il pubblico”. Ho imparato questa lezione.

Quando ci sono i titoli di coda e anche successivamente, mi piacerebbe che le persone che hanno visto il film ci pensassero e ne discutessero, anche animatamente. Se avviene questo, vuol dire che sono riuscito a dire qualcosa. Qualunque sia il tema”.

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Una trama fitta alla quale non mancano i colpi di scena. Raccontaci qualcosa per incuriosire gli spettatori.

“Una persona vince un milione di euro: non importa se al casinò, alle slot, alle lotterie, ecc., ha vinto un milione di euro. Nel nostro caso si tratta di un jackpot alle slot. Piccolo particolare: chi ha vinto un milione di euro è una giocatrice incallita di nome Gloria (Francesca Reggiani). La famiglia di Gloria è preoccupata: coglie l’occasione della vincita per cercare di convincerla ad andare da uno psicologo esperto in ludopatia al fine di curarsi. Gloria non vuole andarci, ma la famiglia è determinata. Alla fine Gloria cede. Lo psicologo (Antonio Catania)si rivela molto suadente e racconta a Gloria e alla sua famiglia la storia di un marchesino veneziano (Giorgio Careccia) che si è rovinato con il gioco. Questo è un inizio di terapia che di solito quello psicologo adotta.

Guarirà Gloria dalla malattia da gioco? La sua famiglia la sosterrà?”

Quale aneddoto ha segnato questo tuo primo film di fiction? Cosa ti ricorderai con un sorriso anche tra 10 anni…

“E’ la mia opera seconda di fiction. L’opera prima aveva un fil rouge altrettanto scottante: il bullismo adolescenziale. Sono stato premiato all’estero e anche in patria con il riconoscimento di film d’essai.

Sul set di Una nobile causa c’era un clima molto allegro e festoso, ma serio nei momenti più complessi. Tutto funzionava a meraviglia anche perché ogni reparto era ben assestato e tutti sapevano far bene il proprio mestiere. Per cui di aneddoti ce ne sono tanti, ma in particolare mi faceva ridere da morire un amico attore, un grande attore, Massimo Bonetti, quando imitava Alberto Sordi, soprattutto nella parodia di qualche episodio del famoso film Il vedovo di Dino Risi.

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E infine, domanda d’obbligo, come mai la color correction in Officina Immagini?

“Siamo tutti di Padova, per cui ho dovuto ripiegare su Officina Immagini. Naturalmente sto scherzando. Conosco Sergio Cremasco e lo studio Officina Immagini da molto tempo.

L’elevata professionalità di Officina Immagini nell’ambito della color correction, e non solo, ha fatto si che non avessi dubbi sulla scelta. La cosa che mi piace di più dello studio è la disponibilità del suo personale e soprattutto di Sergio Cremasco. Registi, direttori della fotografia, montatori, produttori, si sentono coinvolti a 360 gradi nello studio “color” del progetto, alla pari di quando ci si confronta con altre figure professionali, ad esempio gli sceneggiatori!.